Osservatorio Innovazione: cresce la spesa per la sanità digitale

Nel 2018 la spesa per la Sanità Digitale cresce del 7%, raggiungendo un valore di 1,39 miliardi di euro e rafforzando il trend di crescita dell’anno precedente (2%). Le strutture sanitarie sostengono la spesa più rilevante, con investimenti pari a 970 milioni di euro (+9% rispetto al 2017). Sono seguite dalle Regioni con 330 milioni di euro (+3%), dai Medici di Medicina Generale (MMG) con 75,5 milioni (+4%) e dal Ministero per la Salute con 16,9 milioni di euro.

I medici utilizzano sempre di più gli strumenti digitali per comunicare con i propri pazienti: l’85% dei Medici di Medicina Generale e l’81% dei medici specialisti utilizza la mail per inviare comunicazioni ai pazienti, mentre WhatsApp è usato dal 64% dei primi e dal 57% dei secondi.

Questi i dati emersi dalla ricerca 2019 dell’Osservatorio Innovazione sulla sanità digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentato al convegno “Connected Care: il cittadino al centro dell’esperienza digitale”.

Il rapporto dei cittadini verso la Sanità digitale: sono ancora ‘lenti’

Meno di un cittadino su cinque, invece, usa la mail o WhatsApp per comunicare col proprio medico: il 41% utilizza app o prodotti indossabili per la salute, ma solo il 23% prenota una visita via web e solo il 19% paga on line. Eppure l’accesso ai servizi digitali dei cittadini è aumentato significativamente nell’ultimo anno, soprattutto nella fascia 35-44 anni (45% e 27%). Oltre quattro cittadini su dieci (41%) usano App di coaching o dispositivi wearable per tenere sotto controllo la propria salute e migliorare il proprio stile di vita e lo smart watch è lo strumento che ha registrato l’incremento più significativo (dall’8% a circa un cittadino su tre).

I canali di comunicazione della sanità digitale

Aumenta l’utilizzo da parte dei cittadini delle nuove tecnologie: il 19% usa la mail (+4% rispetto al 2018), il 17% WhatsApp (+5%) e il 15% gli SMS (+2%). La maggior parte dei cittadini (52%) usa la App di messaggistica per chiedere al medico di fissare o spostare una visita e nel 47% dei casi per comunicare lo stato di salute.

Il digitale sta cambiando i tradizionali punti di contatto della sanità, introducendone di nuovi, come siti web, App e chatbot. Le nuove tecnologie devono essere impiegate per riprogettare l’esperienza degli utenti affinché possano accedere più facilmente e velocemente a informazioni e servizi secondo modelli di cura innovativi e sostenibili.

Fra i cittadini che non soffrono di malattie croniche o problemi di salute di lunga durata, oltre un terzo cerca sul web informazioni generiche sulla salute. Queste percentuali si riducono all’aumentare dell’età, ma anche fra gli over 65 più di uno su quattro (27%) cerca informazioni online. I canali più utilizzati dai cittadini sani sono i siti web istituzionali (52%), seguiti dai portali dedicati alla medicina e alla salute (30% in media). App, blog e social network sono ritenuti meno affidabili e sono usati prevalentemente per informarsi sui corretti stili di vita e sull’alimentazione (23%).

La farmacia gioca un ruolo ancora marginale nell’ambito delle prenotazioni (9%) e dei pagamenti di visite o esami (10%). La maggior parte della popolazione preferisce ancora recarsi di persona presso la struttura sanitaria (rispettivamente 53% e 78%). Chi non ha utilizzato i canali digitali dichiara che preferisce il contatto fisico personale (67%) o ammette di non essere capace di utilizzarli (19%). Il canale personale risulta molto rilevante anche nella scelta dello specialista a cui affidarsi.

Sanità digitale e le priorità di investimento.

I sistemi dipartimentali all’interno dell’innovazione digitale raccolgono la quota più elevata di investimenti (97 milioni di euro) dietro alla cartella clinica elettronica (Cce), che viene considerata rilevante dal 58% dei direttori sanitari.

I contenuti multimediali gestiti in digitale con più frequenza sono quelli relativi alla radiologia (con l’84% delle aziende che ha digitalizzato oltre il 60% delle immagini prodotte); i tassi di diffusione si riducono per le ecografie (40%) e i tracciati Ecg/Eeg (33%). Poco diffusi, infine, sono i sistemi di Digital Pathology (7%), ossia gli strumenti e le applicazioni che consentono di gestire i vetrini di anatomia patologica come immagini digitali ad alta risoluzione, permettendone la condivisione e supportando i flussi di lavoro.

L’Intelligenza artificiale.

All’interno della sanità digitale è un ambito ancora marginale in termini di investimenti (7 milioni di euro) e di interesse dei direttori sanitari (il 20% lo ritiene prioritario), ma il suo focus è in aumento. Le strutture sanitarie hanno adottato applicazioni di AI, come prime sperimentazioni basate sull’elaborazione delle immagini per effettuare attività di supporto alla decisione diagnostica ( 40%) e del testo libero (24%). Sono queste ultime le applicazioni che i medici specialisti utilizzano maggiormente (30% e 26%) e che Cio e direttori ritengono avranno un maggior impatto sul settore sanitario nei prossimi cinque anni. Infine gli operatori sanitari non sembrano essere spaventati che l’AI possa sostituirli, anzi, vedono in questi sistemi dei potenti alleati capaci di migliorare l’efficienza dei processi clinici (49% dei medici specialisti, 66% dei dirigenti infermieristici e 46% dei Mmg), riducendo la probabilità di effettuare errori clinici (48%, 50% e 50%) e aumentando l’efficacia delle cure in termini di precisione e personalizzazione (43%, 45% e 52%).

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